Allegoria della quattro città sottomesse

Allegoria della quattro città sottomesse
Allegoria della quattro città sottomesse

Francesco Xanto Avelli
(Rovigo, c. 1487 – Urbino, c. 1542)

ALLEGORIA DELLE QUATTRO CITTÀ SOTTOMESSE

1531 ca.

TONDINO

Ceramica, maiolica, (cotto porcellanato)

Diametro: 27,5 cm

Milano, Museo di Castello Sforzesco

Iscrizioni:
Sul retro in blu sta scritto: “.fra: Xa: Avel: / Rov: pi: i urbi: / Partenope, Fioreza, Genua / & Roma. / nota y”.

Note:
Il piatto si presenta in buone condizioni conservative.

Bibliografia:
Petruzzellis-Scherer; Triolo 2000.

Commento dell’opera:
Si tratta anche in questo caso di un soggetto allegorico,in cui, come si evince dall’iscrizione posta sul retro, vengono rappresentate le città di Roma, Genova, Firenze e Napoli personificate da quattro fanciulle: due designate da un cartello recante il loro nome: è questo il caso di Napoli sulla destra con la targa “Partenope” e di Genova sulla sinistra, dietro Firenze, con la targhetta “Genua”, le altre due invece sono contraddistinte dagli emblemi delle città: dunque il giglio per Firenze sulla sinistra accanto a Genova, e le due chiavi, una in argento e l’altra d’oro, per la città di Roma, che simboleggiano le chiavi del cielo e della terra, quanto il potere di legare e slegare, come pure quello di assolvere o scomunicare. Si respira da questo tondino un forte effetto scenografico, accentuato certamente dall’architettura che si vede in lontananza dietro un gruppo d’alberi e posta proprio al centro, ma in particolar modo dal sole rappresentato come un semicerchio infuocato nella parte sommitale,dal quale scaturiscono, attraversando un cirro di nubi spiraliformi, i suoi raggi, che sono rappresentati sotto forma di quattro spade fiammeggianti, che sembrano proprio protendersi nella direzione delle quattro fanciulle, quasi si trattasse di un castigo divino, da cui deriva, appunto, il titolo di questa maiolica.
Trattandosi di una scena allegorica, si può ipotizzare che Xanto qui si riferisca ad un avvenimento politico occorso in quel tempo; ma non necessariamente nell’anno d’esecuzione o appena prima, in quanto già in altri casi raffigura eventidi un passato non poi così prossimo (come ad esempio l’ingresso di Francesco I a Pavia del 1525 dipinto da Xanto nove anni più tardi nel 1534). Nel tentativo di sciogliere questa allegoria, può venir utile ripercorrere le vicende politiche che hanno interessato queste quattro città italiane, considerandone inoltre la loro collocazione in questo spazio.
Com’è usuale in Xanto, questa composizione prende origine dallo studio e conseguente citazione di alcune importanti incisioni che circolavano all’epoca: le due città sulla sinistra, Genova e Firenze, sono riprese dalle due muse che si vedono sulla sinistra dell’incisione di Gian Giacomo Caraglio con la Contesa tra le Muse e le Pieridi (Bartsch 28, p. 186, n. 53); Roma, invece, è citazione da I Modi di Marcantonio Raimondi da Giulio Romano; infine Napoli è mutuata dalla stampa di Ugo da Carpi raffigurante L’Avarizia scacciata dal Parnaso.

[C.G.]